La Dichiarazione di Successione

Con il 2022 si aprono una serie di riforme che coinvolgeranno diversi aspetti delle procedure telematiche e fiscali: la Dichiarazione di Successione rientra tra queste.

La Dichiarazione di Successione è quell’adempimento a carico dei familiari di un defunto, proprietario di beni mobili, immobili e finanziari, per intestare i beni, entro i 12 mesi dalla data del decesso del de cuius. La Dichiarazione di Successione, quindi, deve essere presentata dagli eredi, da coloro che vengono chiamati in eredità e dai legatari, obbligatoriamente in modalità telematica.

I Soggetti interessati e chi può presentarla

Come già anticipato, i soggetti che sono chiamati alla presentazione della successione e, di conseguenza, all’eredità sono:

  • Gli eredi
  • Tutti coloro che vengono chiamati all’eredità
  • I legatari.

La dichiarazione può essere presentata:

  • Tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate;
  • Tramite un intermediario abilitato (CAF, Commercialisti, Consulenti del Lavoro);
  • Presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di competenza territoriale in base alla residenza del defunto.

E, seppur vero, che la dichiarazione di successione può essere presentata in maniera autonoma, nel 90% dei casi devono essere inserite una lunga serie di dati ed informazioni, come visure catastali, conti correnti e quote millesimali, a cui raramente un cittadino può avere accesso senza ricorrere ad una figura abilitata. In teoria, quindi, sì, un erede può presentare la dichiarazione di successione in maniera totalmente autonoma: l’Agenzia delle Entrate rende disponibile un software scaricabile gratuitamente e le istruzioni di compilazione, ma occorrono discrete competenze giuridiche e informatiche, senza considerare che la guida ufficiale è di ben 1.182 pagine!

Quali sono di documenti necessari

Quando ci si reca dal professionista, sono necessari alcuni documenti:

  • I dati anagrafici del defunto;
  • La sua data di morte;
  • I dati anagrafici dell’erede che presenta la dichiarazione;
  • I dati anagrafici e di residenza di tutti gli eredi dell’asse ereditario;
  • I dati catastali di tutti i beni, interamente appartenenti al defunto o anche per quota parte;
  • I dati di tutte le rimanenze bancarie e postali del defunto, ovvero conti correnti, libretti di risparmio, buoni fruttiferi e così via;
  • Eventuali voci passive a carico del defunto;
  • I dati di eventuali partecipazioni in società, oppure azioni, obbligazioni e così via;
  • Un iban bancario su cui addebitare le imposte di successione.

I rischi a cui si va incontro

Il vero professionista lo si riconosce in un grande caso: riesce a sciogliere tutti i nodi di una Successione, anche quelli più difficili.

Non è raro, infatti, che, in un’eredità, vi siano degli immobili con delle situazioni catastali da sanare che, altrimenti, bloccherebbero la Dichiarazione. O, anche, conti correnti, azioni o, perché no, cassette di sicurezza di cui gli eredi non sono a conoscenza che non solo porterebbero a un blocco della successione ma anche ad un’integrazione della stessa.

Come evitare i problemi?

Sta diventando pratica comune quella di valutare il proprio patrimonio, immobiliare e finanziario, mentre si è ancora in vita, una pratica che lo Studio Salierno opera da parecchi anni.

Con una valutazione del patrimonio, non solo si evitano beghe che, successivamente, potrebbero nascere tra gli eredi per quote ereditarie impari, ma anche comprendere come evitare di far pesare tutte le imposte di Successione ai propri figli o nipoti.

Pubblicato da Gabriella Ciccopiedi

Giornalista pubblicista, Rappresentante di Interessi alla Camera dei Deputati, copywriter e Social Media Manager, collabora con diverse testate giornalistiche, locali e nazionali, e come consulente politico in comitati elettorali.

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